Di ritorno a Londra


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20 Marzo

E difficile descrivere i miei sentimenti in questo momento. Com’ e’ possibile che la mattina sia seduta al caffé del Petit Socco nella vecchia Medina e poche ore dopo mi veda sfilare case vittoriane lungo le rotaie del treno che mi riporta a casa?

Dove e’ casa?

Il mio spirito si muove piu’ lentamente del corpo.

Gli occhi sono ancora pieni della luce del sole riflessa sui muri bianchi delle antiche costruzioni che guardano lo Stretto di Gibilterra.

Stamattina mi sono alzata alle 4. Come al solito all’adhan e’ seguita la sveglia del gallo ad annunciare l’alba del mio ultimo giorno a Tangieri. Ancora assonnata mi sono alzata, sono inciampata tra le valigie, ho acceso il mio registratore e sono tornata a dormire. In un certo senso mi sono ormai abituata a questo canto, alla potenza del suo messaggio subliminale che affonda nella coscienza all’ora di massima intensita’ spirituale della giornata.

Non voglio alzarmi. Non sono pronta a lasciare la mia stanza, sedermi al Café’ Centrale per la prima colazione, pagare la stanza e prendere il taxi per l’areoporto! Non sono pronta a salutare a questo luogo. Ho appena iniziato a sentirmi parte della sua vita quotidiana, pronta ad iniziare la mia attivita’ creativa mentre le persone si preparano a protestare per i loro diritti nelle strade. Oggi ci sara’ una manifestazione pubblica e io saro’ sul mio aereo…

Fuori e’ ancora buio. Il mio corpo affonda nello scomodo materasso a molle. Il mio sguardo interiore si posa sulle colline che si affacciano sulla citta’ e le sue intricate viuzze.

L’ultima settimana a Tangieri e’ stata intensa. Ho conosciuto Mohcine e Rachid, due fotografi il cui lavoro riflette le molte personalita’ di questa complessa citta’.

Ho avuto un breve incontro con Simo, un’artista che lavora con la video arte alla Cinémathèque de Tanger. Ho incontrato i rappresentanti di istituzioni culturali per parlare dell’installazione finale di Streets of… e di attivita’ creative nelle scuole di Tangieri e Londra che spero di realizzare. Ed infine ho conosciuto il Maâlem Abdellah Boulkhair El Gourd, un noto maestro Gnawa che vive a poca distanza dal mio albergo nella vecchia Medina.

Con Abdellah ho trascorso la maggior parte dei miei pomeriggi questa settimana, parlando della storia di Tangeri, delle rivolte nel Maghreb, della tradizione musicale Gnawa, dei sui riti e rappresentazioni visive.

Prima di lasciare Londra avevo fatto delle ricerche su questa materia e discusso del significato della musica Gnawa con Simo, un regista che vive ad Essaouira, e con il quale François mi aveva messa in contatto email. Da lui ho appreso dell’esistenza di una forte relazione tra la musica Gnawa e la pratica spirituale del Sufismo e del fatto che gli Gnawas siano una confraternita che pratica un rito di possessione accompagnato da musica e danza. Questo culto sincretico presenta similarita’ col condomblé Brasiliano (che ho esplorato durante il mio lavoro a Salvador de Bahia), il tarantismo del Sud Italia (che conosco attraverso le feste religiose alle quali ho assistito da bambina) e il Voodoo Africano.

Secondo Simo la musica Gnawa mescola la religione Musulmana con l’animismo Africano. Sebbene sia ancora oggetto di studio da parte di antropologi, si ritiene che i membri di tale culto, gli Gnawas, celebrino una liturgia complessa chiamata lila o derdeba. La cerimonia ricrea il sacrificio originale e la genesi dell’universo attraverso l’evocazione delle sette principali manifestazioni della divina attivita’ demiurgica. La cerimonia e’ guidata dal maâlem (maestro di musica) e dal suo gruppo che esegue una musica speciale che induce i seguaci ad una danza estatica e alla possessione. Durante l’intero rituale notturno i musicisti eseguono una danza acrobatica volteggiante al suono delle krakebs. Ci sono ancora molte lilas che, organizzate come funzioni private dai maestri, mantengono in vita il carattere sacro e spirituale della musica a testimonianza delle presenza ininterrotta di questo culto sincretico nella vita culturale del Marocco.

Nella sua ultima email Simo mi aveva avvisata: “Stai attenta a cio’ che trovi scritto in Internet e persino nei libri su questo argomento perche’ ci sono molti stereotipi e una narrativa falsa riguardo alla discendenza degli gnawas dagli schiavi”. Stando alla versione di Simo i loro antenati, che erano presenti dovunque in Marocco, vennero per lo piu’ dalle armate Haoussa /Bambaras giunte a rinforzare la guardia reale all’epoca del Moulay Ismail, la famosa Guardia Nera, che era l’esercito piu’ vasto in Africa durante il diciassettesimo secolo. Essi avevano giurato fedelta’ e alleanza alla dinastia degli Alaouites da cui risale il loro soprannome Abid El Boukhari, gli schiavi Boukhari. Garantirono cosi’ la pacifica transizione dalla dinastia reale con la loro presenza al servizio del Palazzo. Quando il loro esercito venne sciolto, le families Gnawa che scelsero di rimanere in Marocco iniziarono a praticare attivita’ artigianali (furono fabbri, ma anche falegnami, sarti, etc.) mentre altri divennero musicisti e guaritori preservando in tal modo un’antica tradizione musicale.

Per questo motivo Simo mi aveva suggerito di visitare il Mâalem Abdellah Boulkhair El Gourd fondatore del Dar Gnawa, una organizzazione preposta all’insegnamento, alla pratica e alla promozione della cultura Gnawa.

www.dargnawa.org.

Attendevo con ansia di incontrare Abdellah in persona. E percio’ non mi ha tanto sorpresa il fatto che per puro caso lui sia capitato nella mia foto di Nadia, la giovane donna che avevo ritratto qualche giorno dopo il mio arrivo a Tangeri, mentre scendeva la stretta viuzza che lo conduceva a casa. Questo e’ successo prima del nostro incontro.

Abdellah e’ entrato nell’ obiettivo della mia macchina fotografica ed e divenuto parte del mio progetto prima ancora che me ne rendessi conto.

E’ questo Gnawa?

E’ questa l’essenza del microscopico movimento umano rimasto intatto fra le mura del Petit Socco e che ho imparato ad amare cosi’ tanto?

Sono davvero tornata a casa?

Cos’e’ casa?

Clicca su suono: Extract of Gnawa music by Maalem Abdellah El Gourd

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